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Il tempo dell’Etang de Vaux

Il tempo dell’Etang de Vaux

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Vista sull’etang

 

Sono qui!

Seduto di fronte alla grande finestra della piccola casa di legno nella quale sono  ospitato da una mia cara amica. Il grande tavolo da pranzo è accostato alla finestra, alle mie spalle la stufa a legna e, nelle loro brandine, i due cani Francisca e Prosperina, poltriscono al tepore del sole. Il Paesaggio ha un posto a tavola insieme agli altri commensali e partecipa alle conversazioni ed ai pasti dei quali è sovente protagonista offrendo la sua bellezza alla nostra vista, i profumati cibi e vini ai nostri palati e la legna alla stufa che ci riscalda.

Questa regione produce moltissima legna ed il legname, fonte di energia e di riscaldamento primaria nei secoli passati, ha costituito la sua fortuna. Sono sulle rive dell’Etang de Vaux, nel Nivernese, provincia situata al centro della Borgogna, in prossimità di un piccolo centro abitato, La Colancelle. Fin dalla prima metà del XVI secolo, in Francia, Parigi si stava espandendo e popolando a ritmi di crescita vertiginosi.

Il re Francesco I cominciò a preoccuparsi di come riscaldare i parigini nei freddi inverni continentali dell’Ile de France. Si doveva tagliare molta legna e sopratutto trasportarla attraverso le pianure francesi. La natura qui è generosa. Buona terra e ricche piogge  hanno favorito da sempre la crescita dei boschi di alberi ad alto fusto, ma all’epoca trasportare la legna, con la sola trazione a cavallo, costituiva un problema importante. Per sua fortuna il territorio è ricco di corsi d’acqua quindi perché non utilizzarli per il trasporto? L’idea ebbe successo e si sviluppò giungendo a concepire la costruzione di una fitta rete di canali che uniscono i fiumi e raggiungono le zone boscose meno accessibili. Ingegni illustri, tra i quali il marchese di Condorcet, filosofo, scienziato ed enciclopedista con Diderot  e D’Alambert, si applicarono allo studio dell’idrodinamica e delle scienze idrauliche fondando la basi teoriche per la realizzazione della rete di canali che verrà completata nell’ottocento e che, ad oggi, offre alla Francia un sistema di vie fluviali di oltre 8.500 chilometri. L’etang de Vaux è inserito nei canali del Nivernese costruiti tra il 1784 ed il 1843[1].

 

Inizialmente le merci erano trasportate su scafi stretti e lunghi che venivano trainati da uomini o cavalli che trascinavano[2] le imbarcazioni tirando lunghe funi da terra lungo i marciapiedi paralleli ai canali. Successivamente la trazione è stata sostituita da motori, a vapore ed a scoppio, costituendo quelli che con un nome evocativo sono chiamati in francese i battelli automoteur. Il traffico divenne in breve tempo  elevato e su questi natanti  nascevano e crescevano generazioni  di Mariniers, intere famiglie che lavoravano e vivevano sulle imbarcazioni per mezzo delle quali traevano sostentamento trasportando le merci attraverso  i canali. Oggi il traffico è divenuto prevalentemente turistico.

La caratteristica di questo tipo di navigazione, diversamente da quella in mare, risiede nella lentezza e nel paesaggio. La velocità non può superare i quattro nodi (circa 4 km/h) e permette di scorrere lentamente lunghe distanze senza l’alea delle burrasche. A differenza del panorama marino, immerso nel blu sconfinato e delimitato dal cielo, i canali scorrono attraverso città, campi e boschi ed il paesaggio costituisce lo scenario di sfondo al movimento lento nello spazio. Un paesaggio che spesso è solitario, si attraversano boschi nei quali il solo rumore è il canto degli uccelli e ci si immerge in una dimensione naturale dimenticata. A rallentare il percorso si aggiungono le chiuse. Per gestire il flusso delle acque superando i dislivelli collinari che i canali percorrono sono state realizzate delle chiuse, una sorta di ascensori fluviali. La chiusa è un  invaso tra due grandi porte. Si entra da una porta con il proprio battello, l’addetto (eclousier) chiude la chiusa alle nostre spalle e, se stiamo scendendo, apre il flusso dell’acqua all’interno dell’invaso, facendo diminuire il livello e quindi scendere il battello. Quando il livello ha raggiunto quello del corso d’acqua di uscita l’eclousier apre la chiusa e la navigazione può continuare. In salita in processo si inverte. Tra le città di Decize e di Auxerre in 174 chilometri ci sono non meno di 110 chiuse.

Torre dell’orologio di Auxerre

Il tempo dell’attraversamento è lungo e spesso rallentato dall’attesa di altre imbarcazioni in arrivo, quindi in navigazione si trascorre nelle chiuse molto tempo, tempo che consente di conversare con gli eclousiers, sempre cordiali e pronti alla conversazione, con i passanti e con gli abitanti della altre imbarcazioni. Vicino alla chiuse sorgono spesso piccole sale da tè o osterie nelle quali trascorrere l’attesa delle operazioni di riempimento insieme agli avventori locali, sempre curiosi di conoscere le strorie dei viaggiatori e sempre pronti a raccontare le proprie avventure di vita e le storie dei luoghi che si attraversano.

Ma torniamo al  panorama sul lago ed a La Colancelle. Il fluire[3] lento dell’acqua nei canali ed il procedere calmo in totale immersione nella natura ha contaminato e plasmato gli animi delle donne e degli uomini che qui vivono.  Qui si riscopre il tempo, il tempo dell’uomo, un tempo che è fondato nel cuore e lascia spazio alla umanità di emergere, è questa la ricchezza dei luoghi, una dimensione altrove perduta in un  quotidiano che vede gli individui costantemente scissi tra il fluire interiore e  trascinati da cronologie esteriori e coercitive di ritmi esogeni. Qui le persone che si incontrano si salutano sempre e spesso ci si sofferma a conversare, con attenzione per il vicino, qui le case son aperte come le sponde di fiumi, si attraversano la proprietà senza confini, l’acqua ha insegnato la contaminazione e la confidenza. E la ricchezza dell’incontro.

Chi volesse fare un’esperienza di vita in questi luoghi può scegliere di soggiornare a terra, affittando una casetta, o noleggiare un’imbarcazione presso una delle tante stazioni fluviali (per una  gita di poche ore o per un crociera di qualche giorno). Io ho avuto modo di conoscere personalmente Michel e Martine di Acqua Fluvial (http://www.aquafluvial.fr/), proprietari e conduttori di una deliziosa base nautica a Port de Pougeat – Baye Bazolles, persone che incarnano l’anima dei luoghi aggiungendo calore e simpatia a questa esperienza. Nel minuscolo porticciolo fluviale (dotato di tutto il supporto cantieristico e competenza necessaria per la soluzione di qualunque problema nautico) si incontrano francesi, inglesi, belgi, olandesi e italiani in una babele linguistica e culturale che ci fa riconoscere individui accomunati da valori e da un comune sentire, in un auberge di umanità e naturale armonia.

L’imbarcadero di Aqua Fluvial

 

                                                                                                                                                    SuS

[1] P. De Haut, Le canal du Nivernais, Alan Sutton, 2010

[2] L. Roblin, Mariniers, Alan Sutton, 2006

[3] Tecnicamente  l’acqua nei canali è ferma, infatti non scorre ma gli invasi sono allagati e l’acqua trattenuta dalle chiuse

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