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Ulisse e lo sguardo di Nausicaa

Ulisse e lo sguardo di Nausicaa

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Quando l’anima non c’era: Ulisse e Nausicaa 

[…] Fuor della macchia
uscì Ulisse, ed un frondoso
Ramo divelto con la man robusta,
Il fianco se ne cinse, e incamminossi. [1]

Ulisse è stato gettato dalla burrasca sulla spiaggia della terra dei Feaci. E’ provato da lunghi giorni di navigazione sulla zattera che aveva costruito sull’isola di Calypso. L’ostilità di Poseidone aveva generato una tempesta che lo aveva portato sul punto di morire sommerso dai flutti o sfracellato sulla scogliera, ma Atena, dea dell’intelligenza (quindi la sua capacità di pensare), gli aveva indicato una strada per trarsi in salvo, finalmente, su una spiaggia.
Qui era riuscito a riposare.
Qui Nausicaa, figlia del re Alcinoo, si era recata a lavare i panni ed il suo corredo nuziale, ispirata sempre da Atena in sogno, con della compagne, giovanissime fanciulle come lei.
Ulisse è nudo ed addormentato profondamente quando sente le grida, immaginiamo leggiadre,  di Nausicaa e delle suo compagne. Si alza nudo, incolto, incrostato di sale e si copre con delle fronde strappate da un cespuglio per avvicinarsi alle giovinette. Cosa c’è nel suo animo? Prosegue Omero:

Come nel verno, quando fischia il vento
E scroscian l’aque, cala dall’alpestre
Tana un leone, in suo vigor securo;
Gli fiammeggiano gli occhi, e ai tori e all’agne
Stende l’artiglio, o i presti cervi insegue;
E se talor lo stimola il digiuno,
Urta la sbarra e un pieno ovile assalta:
In tal modo l’eroe, di melma intriso
E scarmigliato e nudo, si presentò
alle fanciulle.

Nella poesia omerica non c’è la lingua del sentimento e non c’è spazio per l’anima, per rappresentare l’animo di Ulisse in quel momento deve ricorrere ad una metafora, Ulisse è un leone che d’inverno affamato cala dalle montagne, con occhi fiammeggianti e brama cervi e agnelli, famelico e bramoso. Non si capisce se il suo è un desiderio vitale dovuto alla fame o se celi un desiderio erotico nei confronti delle fanciulle. Il suono delle loro voci l’aveva sorpreso ed incuriosito <<Femminee grida mi ferîr l’orecchio. Forse di Ninfe, che su l’ardue cime albergano de’ monti o nelle verdi maremme o in riva ai fiumi, o di vicine donne sono le grida?”.

Il suo animo è sconvolto da passione profonda e desiderio, è affamato, stanco ma anche spaurito. Si alza dalla spiaggia sabbiosa e si dirige verso di loro, lentamente. E le fanciulle:

Tutte, a quella vista,
Di qua di là per lo sporgente lido
Atterrite fuggîr; ma non la bella
Figlia d’Alcinoo, perché in cor Minerva
Le avea posto fidanza, e dalle vene
Emunto il gel della paura; e sola
Gli stette a fronte.

Fuggono tutte atterrite, solo Nausicaa, figlia di Alcinoo, rimane salda, non per il suo coraggio, ma perché la dea le aveva infuso coraggio, e tolto la paura che ghiaccia le vene e paralizza. Il cuore in situazione di terrore tende ad accelerare la frequenza dei battiti perché il nostro cervello captando questa sorta di situazione anomale (di pericolo che incute agitazione a prescindere se sia positiva o negativa) è come se comunicasse al nostro cuore di pompare più ossigeno nel nostro organismo, quasi come prepararci a “fuggire fisicamente”, ma Omero interpreta dettagliatamente in queste poche parole la situazione inversa. La respirazione lenta e controllata rallenta la frequenza cardiaca a riposo e per il “tono simpatico” contrastando l’istinto di fuga e da questo traspare il coraggio della fanciulla.
Il coraggio di Nausicaa lo ferma nel suo incedere, capisce di avere di fronte un donna forte, sicura oltre che bellissima, ed in lei riconosce la divinità della femminino, non più agnello da predare, ma dea-donna ai cui piedi prostrarsi. E’ in profondo imbarazzo e confusione e non sa decidere :

Se prostrato a terra
Alla vergine stringa le ginocchia,
O se invece la preghi da lontano
Che diagli un manto, e la città gli additi,
Il misero non sa. Poi si decide …

Rimarrà a distanza e ricorrerà alla sua eloquenza per poter incontrare il cuore di Nausicaa.

La bellezza di questi pochi versi è proprio nell’assenza di anima, di emozioni dichiarate. Come avviene anche in autori più tardi, Omero descrive in modo dettagliato, fisiologico, la risposta del corpo della fanciulla e, noi che leggiamo, riusciamo a sintonizzarci sul quel corpo, su quella fisicità pura, cominciando a provare le stesse sue emozioni. Tra corpo ed anima la barriera è molto più tenue di quanto spesso siamo abituati ad immaginare, il fluire dei sentimenti, del desiderio ci emoziona “somatizzando” sempre le emozioni e viceversa la “somatizzazione” a sua volta genera emozione. Se il poeta ci avesse detto che il cuore le cominciò a battere all’impazzata, avremmo immediatamente percepito il terrore della ragazza e lo avremmo rivissuto simpaticamente, invece ci racconta che il sangue fluisce lentamente svuotato del “gel” della paura, e noi, a questa immagine, cominciamo a percepire in noi stessi una sensazione di pace e di fiducia, compatendo il suo sentire. Questa la forza della narrazione.

Ma c’è un altro aspetto sul quale mi vorrei soffermare, è il gioco delle anime, di due anime che si trovano difronte, Ulisse il leone della guerra di Troia, forte guerriero che massacrerà i pretendenti al suo trono quando riuscirà a far ritorno all’isola natale, avanza pieno di bramosia, fame e desiderio, eccitato dall’aver udito il suono delle voci delle fanciulle, fanciulle sicuramente bellissime, leggiadre che si erano lavate «nel fiume, e irrorate di pingue olio le membra” dopo aver lavato i panni, mondando le vesti del corredo nuziale della principessa, e si erano messe a giocare a palla sul greto sabbioso. Tutto prepara il pasto del leone, ma Nausicaa rimane ferma, «e sola gli stette difronte”. L’energia della giovane donna ha la potenza per arrestare il leone, dalla sua fermezza si trasmette la forza d’animo capace di bloccare qualsiasi assalto tanto da impedire ad Ulisse non solo di avvicinarsi, ma persino di gettarsi alle sue ginocchia, Ulisse rimane immobile e deve far ricorso a «pietosi insieme e scaltri accenti», alle parole ed alle astuzie che sono le armi dell’amore. E con queste armi l’eroe di Troia conquisterà anche il cuore di Nausicaa.

S.U.S.

[1] Odissea, Traduzione di  P. Maspero, Le Monnier, 1906, Firenze, in http://www.liberliber.it/.

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