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Avvolgiti nel ROSSO

Avvolgiti nel ROSSO

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ROSSO

Sii paziente verso quanto ti accade e curati e amati senza
paragonarti o voler essere un altro fiore,perché non esiste
fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è. ”

Daisaku Ikeda, filosofo giapponese e maestro buddhista,
nel passo qui proposto,spiega quanto sia fondamentale avere
cura di se stessi, amarsi e soprattutto non tentare di essere
diversi da ciò che si è, snaturandosi.

 COCCINIGLIA

Ecco la storia di un pigmento rosso intenso usato come colorante da secoli, per tingere  vestiti e cosmetici, per colorare cibi e bevande.
Si tratta del carminio della cocciniglia un insetto (Dactylopius coccus) proveniente principalmente dal Messico e dal Perù. Il cui nome deriva da cochinilla che in spagnolo significa porcellino di terra. E’ un parassita che per vivere ha bisogno di piante del genere Opuntia, cioè dei cactus, e da più di 2000 anni viene usato in America per tingere i vestiti e colorare il cibo. Il carminio di cocciniglia è un colorante presente nell’insetto ed è costituito dall’acido carminico.

Mentre la cocciniglia europea ha un contenuto massimo del 5% di acido carminico, acido che fornisce l’intensità del tono rosso, la cocciniglia messicana ne possiede tra il 17 e il 24%, un’intensità mai ottenuta in Europa fino a prima della conquista spagnola.

Sebbene nella Bibbia il rosso scarlatto sia il colore del peccato, l’élite del mondo antico ha avuto un’infinita sete di rosso, tale colore è sempre stato un simbolo di ricchezza e di status sociale. Venivano spese somme esorbitanti di denaro nella ricerca di tinte dai colori più vibranti fino a quando Hernán Cortés, e i conquistadores, non scoprirono questo pigmento altamente saturo di rosso nei grandi mercati di Tenochtitlan, l’antica capitale dell’Impero azteco.
Nel XVI secolo, gli spagnoli iniziarono ad esportare il rosso carminio della cocciniglia in Europa, dove raggiunse un prezzo elevato come sostanza tintoria per i panni e per l’utilizzo in pittura. Il rosso in Europa fino a quel momento proveniva dall’Impero Ottomano, dove per ottenerlo si usava la radice di una pianta la Robbia (Rubia tinctorum), mentre per i tessuti di seta si utilizzava il chermes, kermes, un colorante ottenuto dai corpi essiccati delle femmine di alcune specie di cocciniglia. Un altro insetto,  appartenente alla stessa famiglia, che in Italia era sfruttato soprattutto in Sicilia. Tuttavia con la scoperta dell’America, la cocciniglia messicana soppiantò il kermes in quanto produceva un rosso più intenso, ne bastava una minor quantità e possedeva  una maggiore duttilità.
Da allora, fino a quando la comparsa di coloranti artificiali non portò in rovina questo commercio, il carminio della cocciniglia, chiamato “grana” tra gli spagnoli, rimase uno dei prodotti di esportazione messicani più preziosi, tra il 1650 e il 1860, superato solo dall’oro. Fino a vent’anni fa anche nei prodotti alimentari compariva tale colorante con la sigla E 120 oggi sostituito da coloranti o miscele di coloranti di origine sintetica come E122, E124 e E132.

RICETTA 
Confettura di rose di Nostradamus

Spesso ci riferiamo a Nostradamus come astrologo e veggente del XVI secolo, solo in pochi sanno che fu, tra l’altro, autore di un trattato sulle confetture. Vi riporto la ricetta che ho inserito nel mio libro sulla gastronomia rinascimentale.

Ingredienti: 150 g di petali di rosa rossa bio, 450 g di zucchero, 350 ml di acqua, succo di due limoni e un cucchiaio di acqua di rose per alimenti.

Procedimento: Pulite i petali delle rose, eliminate la parte bianca dell’attaccatura, lavateli delicatamente. Versate l’acqua in una pentola, aggiungete il limone e lo zucchero, fate sciogliere quest’ultimo a fuoco dolce e unite i petali con lo zucchero. Portate ad ebollizione e fate cuocere per 20 minuti, mescolando spesso. Gli ultimi 5 minuti aggiungete l’acqua di rose. Per verificarne la cottura versate un pochino di confettura su di un piattino,  inclinatelo e se fa fatica a scorrere è pronta, diversamente continuate la cottura  per ulteriori 5 minuti.
Versatela bollente  in piccoli vasetti a chiusura ermetica (circa 6 vasetti da, 50 g ciascuno) preventivamene ben lavati e sterilizzati, chiudete e voltate i vasetti, lasciateli così per 5 minuti poi rigirateli e lasciate raffreddare completamente.

 

Sandra Ianni

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