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Saffo: Quando l’anima non c’era

Saffo: Quando l’anima non c’era

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Saffo (630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa)

Mi sembra uguale agli dèi
quell’uomo che ti siede davanti
e vicino ti ascolta
mentre parli con dolcezza
e ridi amabilmente.
Questo
mi fa balzare dal petto il cuore,
e appena ti vedo
non ho più voce;
ma la lingua silenziosamente
s’inceppa e un fuoco sottile
corre sotto la pelle,
con gli occhi non vedo più niente,
mi rombano le orecchie,
un sudore freddo mi avvolge,
un tremito tutta m’afferra,
più verde dell’erba divento,
e già quasi vicina a morire
sembro…
ma tutto è sopportabile
poiché….

(Saffo, Ode della gelosia o ode del Sublime, trad. di Marco Vignolo Gargini, in https://marteau7927.wordpress.com/2011/06/29/saffoode-della-gelosia-fr-2-d/)

Saffo è la poetessa dell’isola di Lesbo vissuta tra il VII e VI secolo in Grecia. La Grecia, che qualcuno in tempi recenti avrebbe voluto allontanare dall’Europa rinnegando la cifra culturale che ci ha originato, ritorna nei natali dei pensatori che fecondano il nostro pensiero contemporaneo occidentale.

Era di nobile famiglia e, a quanto si sa, trascorse parte della sua vita esule in quella che oggi è terra italiana, in Sicilia. La rete è piena di sue biografie, anche ottime, ed invito ad attingere ad esse per maggiori approfondimenti e curiosità sulla sua vita, qui mi preme rimanere nella sua lirica l’Ode alla gelosia.[1]

La poesia è assolutamente sublime e, anche se dell’autrice abbiamo perduto gran parte della produzione di cui sono arrivati a noi solamente circa 200 frammenti, viene considerata una della massime espressioni ed interpretazioni dell’amore. L’aspetto sorprendente di quest’ode è la descrizione puntuale ed esaustiva della sintomatologia clinica di una crisi d’ansia. La poetessa che ha trascorso parte della sua vita in un Tiaso, comunità finalizzata all’educazione delle fanciulle dalla quale uscivano addestrate nel gusto e nelle arti di Afrodite, assiste all’incontro tra la  fanciulla da lei amata e quello che sarà il suo promesso sposo dopo l’uscita dal Tiaso. Saffo non ci nasconde il profondo trasporto amoroso per la fanciulla ed il progressivo trasfigurare della gelosia in una manifestazione di sintomi ansiogeni descritti in tutti i suoi sintomi fisici esteriori.

Rappresentando la sintomatologia in termini clinici contemporanei vi viene rappresentata l’elencazione di una genesi clinica estremamente dettagliata: 1) Aumento della frequenza cardiaca e/o palpitazioni; 2) Difficoltà respiratorie; 3) Vertigini, stordimento, tremori, vampate di calore; 4) Intorpidimento al viso alla bocca; 5) Sudorazione; 6) Dissociazione, percezione di non essere nel proprio corpo 7) Paura di morire o di impazzire.

Disassemblando in qualche modo i versi abbiamo una corrispondenza sorprendente e quasi totalmente esaustiva dei sintomi 1) mi fa balzare dal petto il cuore; 2) non ho più voce; ma la lingua silenziosamente s’inceppa; 3) un fuoco sottile corre sotto la pelle, un tremito tutta m’afferra; 4) con gli occhi non vedo più niente, mi rombano le orecchie; 5) un sudore freddo mi avvolge; 6) più verde dell’erba divento; 7) già quasi vicina a morire sembro.

Questa descrizione sorprende per l’omogeneità e invarianza del comportamento umano attraverso oltre duemilacinquecento anni. L’uomo che noi consideriamo primitivo e grossolano, l’uomo appena uscito dall’età del ferro, ha esattamente il nostro modo di sentire, di rapportarsi con l’altro e di vivere il trasporto d’amore. Le emozioni sono sempre le stesse e sono l’essenza motrice ultima del nostro agire.

Non sappiamo come chiuda la poesia poiché è “sconciata” del finale, come ci ricorda Ugo Foscolo, e non sappiamo quale sarà l’esito agito dalla poetessa, ma risulta assolutamente sorprendente la forza descrittiva rigorosamente fenomenologica del sentire, anzi più correttamente, del percepire il corpo. Saffo attraverso il suo emozionarsi, attraverso il suo corpo fremente, permette alla sua energia interiore di dispiegarsi e la lascia emergere attraverso il velo dei sentimenti. La materialità tutta fisica di Mimnermo, dopo solamente una generazione, è drammaticamente superata. L’essere umano non è felice per la sua giovinezza e per le gioie carnali, ma per la ricchezza del suo sentire e per il sentimento d’amore che lo spinge a trascendersi. L’eros, come farà dire Platone a Diotima nel Simposio, non è un dio ma non è neppure un uomo, è un demone (daimon) che occupa una zona indefinita tra il divino e l’umano e può mettere in comunicazione il mortale e l’immortale, con una spinta sintetica che trasfigura l’umano rivelandone l’anima.

La lirica di Saffo è incompleta e la domanda che mi sono posto è in che modo la poetessa l’avrebbe conclusa. Una soluzione la può suggerire un altro suo frammento che, descrivendo la forzosa separazione tra due fanciulle, così recita:

«Essa lasciandomi piangendo forte, mi disse: “Quanto ci è dato soffrire, o Saffo: contro ogni mia voglia io devo abbandonarti”. “Allontanati felice” risposi “Ma ricorda che fui di te sempre amorosa. Ma se tu dimenticherai (e tu dimentichi) io voglio ricordare i nostri celesti patimenti […]».

Il ricordo di una amore vissuto, di una emozione di trascendenza, diviene parte di sé in modo permanente e offre all’essere umano una risorsa che può permettere di superare la perdita, il lutto, la frustrazione dell’abbandono, la delusione del tradimento delle aspettative. È su questa risorsa che si deve fondare la capacità di risollevarsi, di reagire alle intemperie della vita, l’amore per un uomo, per una donna, per un lavoro, per la conoscenza, per un dio. L’innamoramento è rigeneratore delle risorse che dalle profondità dell’eros offre la chiave per immaginare visioni del mondo nuove e vivificanti. È un amore che neppure la morte riesce a dissolvere e che continua a persistere nelle anime di chi a lui sopravvive.

Per colmare la parte mancante dell’ode, ci piace così immaginare Saffo che, al termine del banchetto, ebbra delle emozioni vissute e del vino bevuto, si alza e rientra nel Tiaso, dove, il mattino dopo, ancora un poco stordita, di nuove “tenere fanciulle ioniche” incontrerà la Bellezza.

[1] L’immagine in evidenza è tratta da: Masur, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18891460 https://commons.wikimedia.org/wiki/File:P.K%C3%B6ln_XI_429_(2).JPG

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