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Note sulla Psicologia Archetipica

Note sulla Psicologia Archetipica

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La psicologia archetipica

ha le sue origini nel Sud”

James Hillman

La psicologia archetipica è un movimento culturale codificato circa trent’anni fa da James Hillman (1926-2011); essa si configura originariamente come un ramo eterodosso della psicologia analitica di Carl Gustav Jung (1875-1961).

Oltre allo stesso Jung, un precursore della psicologia archetipica può essere considerato certamente Henry Corbin (1903-1978), studioso di quell’ ’âlam al-mithâl in cui i filosofi iraniani situavano le visioni dei mistici e dei poeti; e che, nella tradizione dell’Europa mediterranea, corrisponde al mundus archetypalis e al mundus imaginalis. Intrisa di elementi neoplatonici – sono frequenti i riferimenti di Hillman a Plotino (205-270), Proclo (410-485), Marsilio Ficino (1433-1499), Giambattista Vico (1668-1744), oltre che naturalmente allo stesso Platone (427-347 a.C.) – la psicologia archetipica allude sin dalla sua denominazione agli archetipi, forme primarie e universali del funzionamento psichico. Essi si manifestano in ogni aspetto della vita dell’uomo: compaiono nei miti, nei riti, nelle arti, oltre che nei sogni e nella stessa psicopatologia. Come è noto, Hillman recupera la mitologia greco-romana come costellazione metaforica elettiva del suo discorso.

In estrema sintesi, si possono individuare quattro topoi fondamentali nel discorso della psicologia archetipica:

  1. Un’enfasi sulla nozione di anima.
  2. Un recupero dell’immagine, che viene sottratta alla retorica negativa della fantasticheria.
  • Una re-visione della clinica alla luce delle attività primarie dell’anima e delle immagini da essa prodotte.
  1. Una re-visione della teoria della personalità nella cornice di una psicologia politeistica.

 

I – Anima

La psicologia archetipica restituisce all’anima il posto che le compete, come tertium tra lo spirito e il corpo: solo così, dando un luogo a psiche, si crea un luogo per la psico-logia, cioè per un discorso sull’anima. Osservata da questo vertice, la psicologia ha essenzialmente due compiti:

  • Trovare il logos dell’anima.
  • Ascoltare l’anima del mondo; ogni aspetto ed ogni evento del mondo sono infatti luoghi d’anima. Da questo punto di vista, la psicologia archetipica possiede anche una valenza politica, avendo spostato l’oggetto di riflessione fuori dello studio dell’analista..

L’anima è una metafora primaria che abolisce il realismo, il naturalismo e il letteralismo: al contempo, re-immagina tutte le cose del mondo.

J.Hillman

A proposito dell’anima, Hillman fa sua l’espressione fare anima, mutuata dall’ingiunzione del poeta John Keats (1795-1821): “Chiamate, vi prego, il mondo ‘la valle del fare anima’. Allora scoprirete a che cosa serve il mondo”. Ogni attenzione alle manifestazioni della psiche è un fare anima. Nel modo più semplice, si fa anima ogni notte, sognando.

II – Immagine

La psiche è eidopoietica: essa infatti produce immagini. L’immagine è per Hillman un dato primario, irriducibile. Aderire all’immagine è un dettato peculiare della psicologia archetipica, a partire dal lavoro sul sogno: quest’ultimo viene visto come un palcoscenico su cui si avvicendano le immagini prodotte dalla psiche piuttosto che come una rete di segni da decodificare. Prendere confidenza con le modalità immaginali consente l’apparizione sulla scena di quello che Hillman chiama Io immaginale: “L’Io immaginale – scrive Hillman – si rende conto che le immagini non sono sue […]. Nell’insegnare all’Io come sognare, la prima cosa da fare è quella di insegnargli che anch’egli è un’immagine […]. Il sogno non è ‘mio’, ma della psiche; e l’Io del sogno recita semplicemente uno dei ruoli del dramma, soggetto […] alle necessità messe in scena dal sogno”.

 

III – Clinica

Anche le sofferenze individuali vengono situate su di uno sfondo archetipico. La patologia testimonia l’autonomia della psiche nel creare sofferenze attraverso cui sperimentare la vita: fenomeno su cui Hillman insiste, definendolo patologizzazione e considerandolo un’attività propria dell’anima. La terapia consiste nella messa in scena di tali fantasie; e suo compito è di ricondurre i sentimenti personali alle immagini specifiche che li contengono. La psicologia archetipica, postulando figure mitiche universali attraverso cui tutta l’esperienza diviene possibile,  necessita di un’ermeneutica dell’immagine, che comprende tecniche precise. Ad esempio, le figure immaginarie possono essere affrontate con il metodo dell’immaginazione attiva, che consente un vero e proprio dialogo con esse.

Per quanto riguarda il transfert, fenomeno sul quale la psicoanalisi focalizza ogni evento del campo terapeutico, la psicologia archetipica certo non lo sottovaluta; ma lo pone sullo sfondo mitico costituito dal mitologema di Eros e Psiche. L’incontro tra amore e anima viene visto in tutte le varianti immaginali e in tutti i suoi possibili stili retorici.

IV – Teoria della personalità

Nel formulare la teoria dei complessi a tonalità affettiva, Jung giunse a descrivere la personalità come una costellazione in cui la coscienza è contornata da personalità parziali. L’approccio archetipico radicalizza questa posizione, immaginando la personalità come un dramma, del quale  l’io è uno dei personaggi, non necessariamente il protagonista. Uno dei compiti principali del fare anima consiste nel mettere in relazione la sfera egoica con le immagini non egoiche.

Si comprende come la psicologia archetipica abbia anche un’implicazione assiologica, ridisegnando il sistema di valori a partire dal ridimensionamento del mito monoteistico dell’eroe – un altro modo di definire la psicologia dell’io. Si approda ad una prospettiva, che non esito a definire chenotica, mirante a svuotare l’io, l’ontologia, la sostanzialità; un po’ come avviene in certe tradizioni orientali o in certa mistica apofatica cristiana – si pensi a Meister Eckhart.

La molteplicità dell’anima, d’altra parte, richiama una fantasia teologica politeistica, suggerendo nella psicologia archetipica la presenza di implicazioni soteriologiche: tema che meriterebbe un approfondimento, teso com’è a gettare un ponte tra Anima e Spirito.

 

 

Luigi Turinese

 

 

 

 

 

 

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2 Comments

  1. Caterina 29 Marzo 2020

    Sintetico ed esaustivo, ma molto profondo.
    Il suo viaggio richiama tutti i percorsi che hanno portato la mente a partorire con la semplicità l essenza dell’analisi.

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  2. Marina Morra 29 Marzo 2020

    la ringraziamo
    Il Cammino dell’Anima

    Rispondi

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