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“La vera scoperta”

“La vera scoperta”

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Immaginiamo una particolare specie di cielo con le sembianze di quello che ci sovrasta, e immaginiamo che ogni stella di questo secondo universo, scrutato di notte, corrisponda a ogni singola parola pronunciata da una creatura la cui vita è giunta a compimento, e supponiamo di poter illuminare, con un semplice gesto dell’indice, ciascuna di queste parole per tutte le volte che si è fatta voce.
Se chiederemo al nostro dito di illuminare le parole ‘sì’ o ‘no’, vedremo sicuramente accendersi una miriade di luci, e quasi a colpo d’occhio potremo capire se in quella vita il negare abbia prevaricato l’affermare, o viceversa. Di altre, invece, scopriremo che sono state pronunciate con particolare frequenza solo nel corso di una certa età; pochissimo prima, e forse mai più dopo.
Questo potrà valere in particolare per dei nomi propri, che potrebbero essere nomi di amori dispersi, o tardivi. O di amici scomparsi. Con altrettanto stupore ci verranno rivelate parole per noi consuete che quella persona, invece, ha usato pochissime volte. Alcune, forse, addirittura mai e ci domanderemo: “Ma come ha potuto passare tutta una vita senza pronunciarla neppure una volta?” Potrebbe trattarsi del nome di una città, o di un animale. O di un aggettivo che per noi è di uso quotidiano. Saremmo allora curiosi di sapere quante volte l’avrà ascoltata, quella parola, senza aver mai sentito la necessità di utilizzarla. Ma questo non ci è dato saperlo.

Poi, la vera scoperta.

Quella di una sola parola pronunciata non più di una volta nell’arco di un’intera esistenza. Non più di una e basta. Le abbiamo illuminate tutte le stelle del cielo. Tutte, tranne quella. Lontanissima, ma percepibile. Ci sforziamo allora di scoprire quale sia la parola in grado di farla splendere, e diamo fondo ai dizionari leggendoli da cima a fondo ad alta voce ma nulla si dimostra in grado di accendere quel pianeta che insiste a imporci l’evidenza della sua ostinata oscurità da un margine remoto delle galassie oltre il quale il tempo e lo spazio si racchiudono in sé stessi; e comprendiamo.

La parola detta una sola volta, è stata anche l’ultima che quella creatura ha pronunciato.

Il suo segreto. La sua identità. La formula della sua personale eternità.

Come l’infinito raccolto nell’ultimo sguardo di un morente.

Giuseppe Manfridi

Racconto inedito per “ilcamminodellanima.it”

                                 

 

 

 

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