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Dioniso “Walking on the wild side. Epidemie del dio della Vita”- prima puntata

Dioniso “Walking on the wild side. Epidemie del dio della Vita”- prima puntata

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“Nel linguaggio comune estasi è il divertimento. Ma l’estasi non è divertente. L’anima nella sua interezza viene posseduta e scossa, fino alla sua completa perturbazione”

(Albert Hofmann)

Nel dichiarare l’imprescindibilità del richiamo alla mitologia, è necessaria una premessa. Il vertice da cui mi interessa osservare le azioni mitiche non è infatti quello del filologo o dello storico delle religioni bensì quello dello psicologo archetipico. Come suggerisce Ginette Paris: “La psicologia archetipica è un approccio che apre l’armadio dei costumi e delle maschere e che riconosce il genio drammaturgico della psiche” (La rinascita di Afrodite, p. 47. Trovo inoltre che esista un rapporto significativo tra un autore e il suo tema: non credo infatti che ci sia, neppure nelle opere su commissione, indifferenza tra i due termini. Ha destato in me estremo interesse, ad esempio, che nell’accostarmi al tema del dionisiaco l’argomento mi sia, per così dire, esploso tra le mani.
Solitamente la scrittura mi si concede piana, scorrevole, in una successione di passaggi che si snodano componendo una trama definita e relativamente ordinata: oserei dire apollinea. Questo è il punto: Dioniso si è decisamente rifiutato di piegarsi a tale metodo e alla fine non ho potuto che seguire i suoi percorsi irregolari, notturni, asistematici; ma anche esaltanti e, nel loro (apparente) disordine, modernamente ipertestuali.

                                                                                             

Rivolgersi alla fenomenologia di Dioniso significa cercare in essa la base mitica che spieghi aspetti molteplici e contraddittori del comportamento umano.In particolare, ci accorgeremo di quanto Dioniso – sebbene spesso misconosciuto – sia onnipervasivo anche oggi, pur lontani come siamo, nello spazio e nel tempo, dalla Grecia classica.
Lo ritroveremo ogniqualvolta ci afferri la retorica dell’intensità: nella possessione erotica, nelle dipendenze, negli eccessi di ogni tipo, nel pansessualismo che spinge a giocare più ruoli e minaccia le ortodossie morali; nel teatro, nel carnevale, nei travestimenti, nell’estasi mistica e in quella – degradata – prodotta dalla musica rock e dalla techno-music con l’ausilio di droghe; nel profetismo dei leader carismatici come nell’orda violenta dei tifosi; nelle categorie psichiatriche dell’isteria e della sindrome bipolare.


Come si potrà notare, si tratta in gran parte di “dionisismi senza dio”: ovvero di eruzioni e irruzioni di fenomeni privi del contenimento costituito dal rito e dagli elementi di un temenos.
Mai come negli esempi elencati – fatta salva l’estasi mistica – vale la pluricitata affermazione di Jung secondo la quale “gli dèi sono diventate malattie” (Opere, Vol. XIII, p. 47). A noi, dunque, il compito arduo e necessario di richiamare sulla scena il dio non riconosciuto: ci guiderà, come sempre, il metodo dell’epistrophè, che ha lo scopo di rinviare alle immagini originarie, ovvero ai paradigmi archetipici sui quali si modellano le azioni umane.
Esso procede per somiglianza, in un certo senso omeopaticamente. Inaugurato dai filosofi neoplatonici, l’esercizio dell’epistrophè viene applicato in contesti insospettabili: si pensi allo sforzo dello psicologo di ricondurre sintomi apparentemente privi di senso al loro sfondo archetipico: operazione, anche questa, di conversione verso l’origine.
Dioniso è talmente connaturato con gli opposti inconciliabili che muovono la psiche umana da essere persino difficile ravvisarne le origini. Sembra nato con l’uomo: il che è logico, se seguiamo Karl Kerenyi che ne fa l’”archetipo della vita indistruttibile”. Si intende, si badi bene, della vita infinita: non di quella del singolo essere (bìos) ma della zoè, la Vita, senza ulteriori caratterizzazioni, il filo su cui – come una perla – viene infilato ogni singolo essere.
Vista da questa angolazione, la
zoè è l’essenza della vita, dunque è infinita, non ha termine; al tempo stesso, tuttavia, essendo onnicomprensiva, è un sinolo che vede Eros  e Thanatos inestricabilmente embricati in un perpetuo rapporto di figura e sfondo.

     Luigi Turinese

prima puntata/segue

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